Il più giovane decorato italiano: Giannantonio Cassola

I primi anni di vita e l’esperienza francese

Nacque il 13 giugno 1900 a Milano dall’avvocato Romualdo e da Alba Saino. Appena quattordicenne egli si arruolò tra le file dei volontari garibaldini che partirono per aiutare a difendere la Repubblica Francese dall’aggressione tedesca, partecipando alla battaglia delle Argonne. Nel momento in cui l’Italia entrò in guerra, egli lasciò la Francia per tornare in patria.

Il fronte italiano

Arrivato nella sua Milano, dopo aver acquistato una divisa completa da soldato ed un fucile, provò a raggiungere il fronte, ma scoperto dovette cambiare approccio. Decise quindi di falsificare i propri documenti e di arruolarsi. Riuscì nel suo intento e fu aggregato al 68° regg. di fanteria. Ma il sotterfugio non durò molto, infatti dopo un mese sotto le armi egli fu scoperto e rimandato a casa. Il giovane imperterrito però non ne volle sapere e decise di arruolarsi nuovamente, tra le file del 54° regg. di fanteria, sotto il falso nome di Giuseppe Fonda di Umago (Istria). Questa volta riuscì finalmente a raggiungere il fronte con l’11ª compagnia. La brigata Umbria, di cui faceva parte l’unità di Giannantonio, dal mese di luglio si stava spendendo con scarsi risultati per conquistare il Monte Piana. Quest’ultimo infatti era ben difeso dagli austriaci e la difficoltà del terreno avvantaggiava notevolmente i difensori che riuscirono a sventare tre attacchi italiani. In vista della quarta offensiva, nei primi giorni di settembre, il comando dispose l’effettuazione di una serie di ricognizioni per raccogliere informazioni e tastare le difese austriache. Proprio durante una di queste azioni, mentre il giovane era in avanscoperta in una posizione avanzata posta vicino ai reticolati austriaci, egli fu colto da una furiosa scarica di fuoco di fucileria. Un proiettile lo colpì al collo e gli attraversò un polmone. I commilitoni lo lasciarono lì agonizzante, dandolo per morto, ma il giovane era ancora in vita. Per evitare la cattura o la morte egli finse di esser morto per molte ore. Giunta la notte, dopo aver raccolto le ultime forze, riuscì strisciando a tornare verso le linee italiane. Nonostante fosse stato avvistato e bersagliato dalle vedette austriache, riuscì a porsi in salvo ed a riferire l’esito della ricognizione. Fortuna volle che il suo capitano, una volta uditi gli spari, mandò subito una squadra a recuperarlo. Venne trasportato d’urgenza in un ospedale da campo. Fu trasferito successivamente a Milano, dove trascorse un lungo periodo in degenza in ospedale a causa della gravità delle ferite riportate.

Per il valore dimostrato durante l’azione gli fu concessa la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: “Riuscito ad arruolarsi volontario, nonostante che avesse soli 15 anni, dava esempio di grande ardimento , offrendosi a partecipare di giorno ad un’ardita ricognizione verso posizione nemica rinforzata. Spintosi fin sotto i reticolati, o ferito gravemente alla gola, rimase sul posto per un giorno intero, fingendosi morto, eccezionale sangue freddo, per salvarsi da una pattuglia nemica. Col favore della notte, rientrato al proprio reparto, riferì con calma e serenità sull’esito della ricognizione, rifiutò il trasporto in barella, e, all’ospedale, con la ferita tuttora aperta e in istato gravissimo, chiedeva di essere immediatamente medicato, per tornare subito a combattere. Monte Piana, 7 settembre 1915.”

Dimesso il 2 gennaio 1916, decise di ripartire per il fronte, questa volta nei ranghi del 4° regg. Alpini. Promosso al grado di caporale, si rese protagonista nei combattimenti che ebbero luogo in Alta Val Posina, meritandosi la seconda medaglia d’argento al valor militare, con al seguente motivazione: “Volontario di guerra in età di soli 15 anni, benchè sofferente ancora per grave ferita riportata, ritornava alla fronte sotto finto nome, e, combattendo con un reparto alpino, si distingueva in difficili prove, per ripetuti atti di valore e per costante sprezzo del pericolo, semplice caporale, riconduceva in trincea, in pieno combattimento e sotto intenso fuoco nemico, un drappello di sbandati. Mirabile esempio di coraggio, di energia e di alto spirito del dovere. Griso (Alta Val Posina), 28 giugno 1916”. 

Giannantonio, sopravvisse alla guerra e rimase in tale reparto fino al termine del conflitto, venendo promosso nel frattempo al grado di sottotenente

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Onorificenze:

  • Medaglia d’argento al valore militare

“Riuscito ad arruolarsi volontario, nonostante che avesse soli 15 anni, dava esempio di grande ardimento , offrendosi a partecipare di giorno ad un’ardita ricognizione verso posizione nemica rinforzata. Spintosi fin sotto i reticolati, o ferito gravemente alla gola, rimase sul posto per un giorno intero, fingendosi morto, eccezionale sangue freddo, per salvarsi da una pattuglia nemica. Col favore della notte, rientrato al proprio reparto, riferì con calma e serenità sull’esito della ricognizione, rifiutò il trasporto in barella, e, all’ospedale, con la ferita tuttora aperta e in istato gravissimo, chiedeva di essere immediatamente medicato, per tornare subito a combattere. Monte Piana, 7 settembre 1915.”

  • Medaglia d’argento al valore militare

“Volontario di guerra in età di soli 15 anni, benchè sofferente ancora per grave ferita riportata, ritornava alla fronte sotto finto nome, e, combattendo con un reparto alpino, si distingueva in difficili prove, per ripetuti atti di valore e per costante sprezzo del pericolo, semplice caporale, riconduceva in trincea, in pieno combattimento e sotto intenso fuoco nemico, un drappello di sbandati. Mirabile esempio di coraggio, di energia e di alto spirito del dovere. Griso (Alta Val Posina), 28 giugno 1916”. 

Bibliografia:

  • La Domenica del Corriere. N. 41, 10-17 ottobre 1915, pag. 6.
  • L’illustrazione popolare. E. Treves, 1917. N. 1, 6 Gennaio 1916. Pag. 1172

Sitografia:

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