Data la crescente obsolescenza dei nostri carri armati all’inizio degli anni 30, furono proposti numerosi progetti per l’ammodernamento e il rifacimento del del parco veicoli. Rimanevano sempre in dotazione al Regio Esercito i vetusti Fiat 3000, troppo lenti e poco armati. Nel 1932, il maggiore Rodolò Faronato e Capitano Enrico Riccardi, appartenenti al reggimento carri armati di Bologna, presentarono un progetto alquanto interessante. Proposero l’installazione di un lanciafiamme su un Fiat 3000 Mod. 21.
Sviluppo e caratteristiche tecniche
Il progetto non richiese interventi drastici sulla struttura del carro. Furono installati due serbatoi rettangolari, alloggiati sopra i longheroni del treno di rotolamento, su entrambi i lati, con una capacità totale di 270 litri. Un serbatoio ausiliario da 98 litri fu montato al posto della coda. I serbatoi erano collegati tra loro mediante un tubo flessibile di raccordo che converge in un punto centrale posto leggermente dietro la torretta. Mediante un compressore il liquido infiammabile raggiunge il lanciafiamme in torretta.
L’armamento era composto da due mitragliatrici SIA Mod. 1918. La scorta di proiettili a bordo era composta da 40 caricatori per un totale di un migliaio di colpi. Ai lati delle mitragliatrici erano posti due fori, nei quali si poteva installare il lanciafiamme stesso.
L’unica fotografia che ritrae il carro ci illustra che il progetto fu revisionato. Invece di montare i serbatoi laterali, fu deciso di montare un unico serbatoio posto nella parte posteriore del carro, probabilmente per trasportare una quantità maggiore di carburante. Si suppone che il lanciafiamme utilizzato sia simile a quello adottato nel CV 33 lanciafiamme. Il progetto comunque non andò oltre e rimase allo stadio di prototipo.

Bibliografia
- Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano vol. 1, pag. 360-361.