Contesto storico
A seguito dei primi grandi disordini avvenuti a Pechino nel maggio del 1900, scaturiti da un crescente malcontento popolare causato da una grave carestia ed un progressivo odio di stampo xenofobo, un gran numero di navi straniere popolarono in quei mesi la foce del Pe-ho, all’epoca un fiume di primaria importanza. Ogni nave sbarcò un contingente di marinai, destinato a proteggere la propria legazione presente a Pechino, minacciata dalla crescente violenza degli insorti. Tra queste vi furono anche due incrociatori italiani, la R.N. Elba e la R.N. Calabria. Le violenze precedentemente citate si trasformarono poco dopo l’arrivo delle truppe straniere a Pechino in un conflitto armato, da prima operato dai cosiddetti Boxer, civili armati di armi ad avancarica ed armi bianche, e dopo la presa dei forti di Ta-Ku, da parte delle truppe della coalizione, si unirono ai rivoltosi le truppe imperiali. Le potenze straniere si coalizzarono, mettendo da parte l’astio e le diffidenze storiche, contro la violenza cinese che minava i propri interessi nella regione. Otto nazioni sbarcarono i propri marinai e soldati nel tentativo di liberare gli assediati di Pechino, di ristabilire l’ordine nel caos sviluppato dai ribelli e di salvare i missionari europei e le migliaia di convertiti cinesi. L’Alleanza delle otto nazioni era composta da Stati Uniti, Impero britannico, Germania, Francia, Austro-Ungheria, Italia, Russia e Giappone. Ogni nazione portò con sé un armamentario che rappresentava all’epoca, per la maggior parte di essi, l’ultimo ritrovato sul campo delle armi da fuoco. Qualche anno dopo queste armi furono utilizzate durante uno dei conflitti più sanguinosi della storia.
Le armi della coalizione
L’invenzione, in Francia, della polvere senza fumo negli anni 80′ del XIX secolo aveva dato inizio ad una nuova corsa tra le grandi potenze per aggiornare i propri arsenali. La Repubblica Francese nel 1886 adottò il Lebel e negli anni a seguire tutte le forze armate europee si dotarono di armi analoghe. Gli alleati portarono con se i modelli di produzione nazionale che si dimostrarono superiori ai modelli cinesi, dato che quest’ultimi erano armati per lo più di fucili ad avancarica o di vecchi modelli a retrocarica di provenienza europea. La Marina e il corpo di spedizione francese utilizzò il Lebel Mod. 1886. I tedeschi portarono con se nuovo il nuovo Mauser Mod. 1898[1]. I marinai austro-ungarici che difesero le legazioni straniere a Pechino erano armati di Mannlicher Mod. 1888. I Marines degli Stati Uniti utilizzarono il 1895 Winchester-Lee.

I marinai della Royal Navy sbarcarono in Cina con i loro Lee Enfield e Lee-Metford. Le truppe indiane arrivate in loco utilizzarono anch’esse i medesimi modelli. Le truppe imperiali russe invece combatterono con i loro Mosin Nagant M91. L’impero giapponese invece utilizzò sia i più moderni Arisaka Type 30 ed i più vetusti Murata.



I fucili Italiani
I marinai delle regie navi che intervenirono per primi durante l’estate del 1900 utilizzarono gli ormai superati fucili Vetterli. Nello specifico gli equipaggi dell’Elba e della Calabria utilizzarono le carabine Vetterli-Ferracciù Mod. 1870/90 le quali erano un aggiornamento delle carabine Vetterli-Bertoldo Mod. 1882. Ma in cosa si differenziano questi due modelli? Il modello del 1882, adottato dalla Marina nel 1884[2], utilizza un sistema ideato dall’allora capitano del genio Giovanni Bertoldo che ha permesso di convertire i fucili monocolo Vetterli in fucili a ripetizione, utilizzando un serbatoio tubolare. Seppur esso rappresenta un passo avanti rispetto ad un qualsiasi fucile monocolpo, la lentezza di ricarica del serbatoio spinse la Regia Marina a convertire tali fucili secondo il sistema Ferracciù. Al posto del serbatoio tubolare fu installato un serbatoio verticale da 4 colpi, decisamente più pratico. Entrambe le armi erano cameravano i proiettili 10,35 × 47 mm R Vetterli. Ogni marinaio portava con se 90 colpi, giudicati insufficienti sia dagli ufficiali italiani che da quelli alleati[3]. Per questo motivo il contingente italiano al Pe-Tang, comandato dal sottotenente di vascello Angelo Olivieri, fu costretto ad utilizzare proiettili improvvisati per respingere le orde cinesi. Due di questi esplosero e causarono la perdita di due carabine ed il ferimento di un marinaio[4]. La Regia Marina era dotata anche di fucili Carcano Mod. 91 ma questi vennero adottati solamente nel 1899[5], in sostituzione alla carabina Albini Mod. 1868 ed i Vetterli e la loro introduzione negli arsenali dell’arma fu alquanto lenta dato che la priorità fu data al Regio Esercito. Bisogna anche considerare che le due navi in questione, l’Elba e la Calabria, si trovavano già in navigazione al momento dell’entrata in servizio dell’arma. I reparti del R.E. inviati in Cina infatti arrivarono in estremo oriente con il nuovo fucile d’ordinanza, che si dimostrò all’altezza dei suoi contemporanei europei. Il tenente di vascello Sirianni, nella sua relazione, ci offre un interessante riflessione per quanto riguarda l’efficacia della carabina della marina rispetto ai fucili di nuova concezione come il Carcano: “[…] la nostra carabina mod. 1870, sebbene inferiore a tutti i nuovi fucili a piccolo calibro, è più efficace di questi, in combattimenti con nemici che non hanno armi da fuoco, perché il suo proiettile ferma l’uomo colpito; mentre ho visto dei Boxers continuare ad avanzarsi, dopo aver ricevuto uno, ed anche più proiettili di piccolo calibro.”[6]

I fucili dell’Impero Celeste
L’esercito imperiale cinese alla data del 5 gennaio 1900 disponeva delle seguenti armi da fuoco[7]:
- Mauser mod. 71 e 71/84 -> n. 85.970
- Mauser mod. 88 -> n. 24.000
- Mauser mod. 95 “sistema chileno” -> n. 21.750
- Mauser da 7 mm -> n. 6.250
- Mannlicher -> n. 78.660
Totale fucili a retrocarica: 216.630
Inoltre i cinesi possedevano alcuni modelli obsoleti quali: Martini Henry, Winchester, Vetterli, Gras, Minie, Werndl, per un totale di 29 240 fucili. Il totale di fucili a retrocarica ammonta a 254 420 unità. Infine vi era un gran numero di fucili ad avancarica, dei più disparati calibri, utilizzati prevalentemente dai Boxers.

Note:
[1]: Rivista di artiglieria e genio. Volume IV, 1901, pag. 141.
[2]: Giornale medico del R. Esercito e della R. Marina. Italia, Voghera, 1889, Pag. 59.
[3]: Bernard, Michal. I grandi enigmi della Belle Epoque, Edizioni di Cremille, 1969.
[4]: Relazione del sottotenente di vascello Angelo Olivieri sulle operazioni a Pechino durante l’assedio del Pe-Tang, pag. 198.
[5]: Giornale militare per la Marina. Italia, tipografia Bencini, 1900, pag. 96.
[6]: Valli, Mario. Gli avvenimenti in Cina nel 1900 e l’azione della Regia Marina Italiana. Hoepli, 1905, pag. 384.
[7]: Rivista di artiglieria e genio. Volume I, 1901, pag. 130.
Bibliografia
- Bernard, MichalI. I grandi enigmi della Belle Epoque, Edizioni di Cremille, 1969.
- Morin, Marco. Dal Carcano al FAL, editoriale Olimpia, 1974
- Valli, Mario. Gli avvenimenti in Cina nel 1900 e l’azione della Regia Marina Italiana. Hoepli, 1905
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