La Missione
Il 5 gennaio 1943, nel cuore della notte, un CANT Z.506 Airone della 188ª squadriglia, di stazza all’idroscalo di Elmas, è pronto al decollo. L’aereo dovrà compiere una missione di guerra ad ampio raggio sul Mediterraneo occidentale, più precisamente verso le isole Baleari, in cerca di eventuali formazioni navali nemiche. A bordo vi è per ora soltanto l’aviere motorista Sorrento ed il marconista Solinas. Vennero raggiunti poco dopo, a bordo di un motoscafo, dal resto dell’Equipaggio. A bordo del piccolo natante vi erano: il sottotenente di vascello Alessandro Boetti, il maresciallo pilota Ambrogio Serri, il secondo pilota sergente maggiore Garibaldi Spinelli e l’aviere scelto armiere Pietro Bonannini. Una volta saliti a bordo, il motoscafo agganciò l’idrovolante e lo rimorchiò fuori la linea d’ormeggio. Nel frattempo Sorrento accese i motori, in vista del decollo. Beotti, finiti gli ultimi preparativi, diede l’ok al maresciallo Serri che iniziò la manovra di decollo. Ambrogio era uno dei piloti più esperti della squadriglia, avendo maturato una certa esperienza negli anni precedenti. Bisogna puntualizzare che era uno dei pochi piloti dell’unità abilitati al volo notturno.

Pietro Bonannini

L’altro membro dell’equipaggio degno di nota è il già citato Bonannini. Ormai con circa 170 azioni di guerra alle spalle, per un totale di 800 ore di volo, è diventato quasi una leggenda, dopotutto all’età di 22 anni aveva già ottenuto tre medaglie d’argento ed una di bronzo, grazie alla sua infallibile mira che gli valse ben 8 abbattimenti in vari combattimenti aerei. Andiamo ad approfondire un attimo la sua carriera nella Regia Aeronautica. La guerra per lui non iniziò però nella 188ª squadriglia, ma nella 170ª Squadriglia R.L.M. di stazza ad Augusta. La prima azione bellica alla quale prese parte si svolse, all’inizio della guerra, nel Mediterraneo occidentale. L’apparecchio a bordo del quale egli si trovava, individuata una gran formazione navale nemica che comprendeva anche la portaerei Ark Royal, rimase per molte ore a contatto col nemico per guidare le formazioni aeree dell’asse. Il suo primo abbattimento venne effettuato il 25 ottobre 1941 a bordo di un 506B. Attaccato da tre Hawker Hurricane, riuscì ad abbattere, dopo varie raffiche di mitragliatrice, il capo pattuglia nemico, mettendo in fuga gli altri due. Il 13 dicembre dello stato anno, in un combattimento con due caccia inglesi, erroneamente identificati come Spitfire, ne abbatté uno dopo solo due raffiche e con la terza colpì l’altro che fu costretto alla fuga. Il 20 dicembre, in un altro scontro, abbatte un caccia. Il 15 febbraio 1942, in un’altra missione, abbatte un Bristol Blenheim. A questo abbattimento ne segui uno simile il 1 maggio dello stesso anno.

Il nove maggio, a bordo di un Fiat R.S.14, incendiò un altro caccia inglese, sempre erroneamente identificato come Spitfire, che a sua volta si scontrò mortalmente con un suo gregario, ma durante i furiosi combattimenti rimase ferito ad una mano. Promosso al grado di Aiutante di battaglia per meriti di guerra, partecipò a varie missioni, in cui riuscì ad abbattere un Bristol Beaufighter. Dopodiché ritornò nella sua cara Sardegna, tra le file della 188ª squadriglia. È curioso notare che Pietro fu l’unico asso riconosciuto della Regia Aeronautica al di fuori dei piloti da caccia. Proprio per queste le sue gesta vennero riprese dalle varie testate giornalistiche dell’epoca, per scopi di propaganda.
Lo Scontro
Tornando alla missione, le prime tre ore di volo trascorsero in tutta tranquillità, senza alcun avvistamento degno di nota. All’improvviso furono avvistati due caccia pesanti bimotori Bristol Blenheim. Boetti comandò subito al marconista Solinas di informare subito il suo comando dell’avvistamento. L’ufficiale italiano infatti sospettava che i velivoli nemici potessero scortare una formazione navale di una certa entità. Perciò l’aereo italiano continuò la sua missione, tenendosi però a debita distanza dalla pattuglia nemica. I due Blenheim non si accorsero subito della presenza dell’idrovolante italiano, ma appena se ne avvidero si tuffarono, prima uno e poi l’altro, a pieni motori contro l’aereo italiano. I piloti, visto l’imminente pericolo e consci dell’impari lotta, virarono di bordo per distanziarli. Beotti ordinò anche che appena i due caccia avessero desistito dall’inseguimento, sarebbero tornati in zona per continuare il pattugliamento. Dopodiché l’ufficiale andò in torretta per osservare meglio gli avversari. Bonannini, visto l’imminente pericolo, chiese ed ottenne il permesso per provare la mitragliatrice, sparando due o tre colpi. L’arma funzionava perfettamente.


Nel frattempo i due piloti britannici si prepararono all’attacco intervallati, e scalati in altezza. Dopo qualche minuto, in cui il lento idrovolante cercò di evadere ai due ben più veloci velivoli britannici, l’equipaggio fu scosso da due salve a destra e a sinistra della coda. Erano le 09:10. Preso alla sprovvista, il pilota sardo con una manovra fulminea si butta a pelo d’acqua, a pieni motori, verso la Sardegna. La lotta, sicuramente impari, fu ribaltata dalla sua bravura. Conoscendo le potenzialità d’attacco dei caccia inglesi, li sorprese mettendo di conseguenza in condizioni favorevoli di tiro il Bonannini. Quest’ultimo, rapidamente, premendo la leva, si liberò del paracadute, che scivolò, lungo il dorso, sul fondo della torretta, e, con una pedata all’indietro, lo cacciò all’interno della fusoliera. Senza quel peso sulle spalle si sentì più libero nei movimenti. Pietro sparando cinque raffiche, riuscì a colpire con la mitragliatrice da 12,7 mm un primo Blenheim, che fu costretto ad ammarare. Il secondo, desideroso di vendicare l’amico abbattuto, si lanciò sul CANT mitragliandolo. L’armiere allora puntò l’arma all’altro aereo, e sparò varie raffiche puntando alla cabina. Ne bastarono tre per uccidere il pilota, ed ora l’aereo fuori controllo affondò nelle acque sottostanti.
Conclusione

L’ottima manovra di Serri unita all’ardore ed alla bravura del mitragliere Pietro Bonannini rovesciarono le sorti in favore dell’aereo italiano. Bonannini fu ferito ma con due raffiche riuscì a colpire l’aereo nemico, che virò e cadde in mare. Per questa azione di guerra gli fu conferita, col suo equipaggio, la medaglia d’argento al valor militare. Dopo il drammatico abbattimento, il pilota inverte la rotta per portare soccorso agli equipaggi abbattuti. Purtroppo si erano inabissati con i loro aerei. Bonannini fu presto medicato da Solinas. Beozzi ordinò a Serri, tramite il motorista, di interrompere la missione e di dirigersi verso la base. Questa scelta fu motivata dal fatto che la ferita preoccupò non poco l’ufficiale. Pietro però con queste parole convinse il sottotenente a continuare la missione: “Signor Boetti, se il nemico… , io torno li!” (Probabilmente si tratta di una frase frutto dell’immaginazione di Federico Frezzan a scopo propagandistico). Per questa azione di guerra fu conferita ad Ambrogio la croce di guerra al valor militare con la seguente motivazione: “Primo Pilota di provata capacità ed ardimento, dimostrava in numerosissime e rischiose missioni di guerra su mare aperto sereno coraggio, alto senso del dovere e dedizione alla Patria. Durante una ricognizione a grande raggio, attaccato da due bimotori nemici, accettava l’impari lotta e manovrando con calma freddezza riusciva ad abbattere, con l’aiuto dell’equipaggio, gli assalitori. Cielo del Mediterraneo Occidentale, 5 gennaio 1943”.
Fonti:
- Archivio privato Ambrogio Serri
- Massimello, Giovanni, and Apostolo, Giorgio. Italian Aces of World War 2. Regno Unito, Bloomsbury USA, 2000.
- Robison, Robert. Piloti Dimenticati. Italia, Youcanprint Self-Publishing, 2016.
- Il cacciatore del Re, Federico Frezzan, 1943
- Gazzetta Ufficiale, n. 33, 10 febbraio 1943
- Leonida,Fietta. “Il mitragliere volante”, La Domenica del Corriere n. 24, 11 giugno 1944
- Articoli vari Corriere della Sera, La Stamp
- Tempo, n. 207