Primi anni di vita e formazione
L’ingegnere e Capitano Giuseppe Vitali nacque a Bergamo nel 1845, rampollo di una stimata famiglia borghese. Dopo aver intrapreso i primi studi nella città natale, seguì i trasferimenti del padre per ragioni d’ufficio, proseguendo la sua rigorosa formazione a Mantova e Cremona. La sua spiccata vocazione accademica lo condusse ad affrontare gli studi di matematica presso le prestigiose università di Pavia e Bologna, dove conseguì brillantemente la laurea nel 1865.

Le campagne risorgimentali
In piena epoca risorgimentale, animato da un profondo fervore patriottico e sebbene fosse figlio unico, nel 1866 scelse di arruolarsi come volontario nelle file del 5° Reggimento Artiglieria. Inquadrato nella gloriosa 1ª Batteria a cavallo, sotto l’abile comando del barone Roberto Perrone di San Martino, il giovane Vitali ebbe il suo battesimo del fuoco il 24 giugno 1866, distinguendosi nel vivo della sanguinosa battaglia di Custoza.
L’esperienza sul campo forgiò in lui una profonda attrazione per la vita militare: promosso al grado di Sottotenente subito dopo la fine della campagna, decise di perfezionare la sua preparazione entrando nella celebre Scuola d’Applicazione d’Artiglieria e Genio. La sua carriera proseguì nei decenni successivi, venendo promosso a Tenente nel 1870 e, successivamente, al grado di Capitano nel 1879. La lentezza in tale avanzamento di grado, dettata dalle ferree economie imposte dal Parlamento dell’epoca, non scalfì tuttavia il suo spirito; al contrario, egli si dedicò con abnegazione e tenacia allo studio dei più complessi problemi ingegneristici e balistici legati alle armi portatili.
Il fucile Vetterli-Vitali
Per assecondare e favorire le sue straordinarie attitudini alla ricerca tecnica, fu provvidenzialmente assegnato alla Fabbrica d’Armi di Torino. Fu in questa sede che l’ingegno del Capitano Vitali emerse con forza: egli ideò e perfezionò la trasformazione del fucile Vetterli (modello 1870), convertendolo in un innovativo fucile a ripetizione. Tale formidabile intuizione tecnica garantì un notevole incremento nella rapidità del tiro e portò al perfezionamento del congegno di chiusura dell’arma, adattandola definitivamente alle esigenze della guerra moderna.
Nel 1886, a coronamento dei suoi prolungati sforzi, mille fucili modificati secondo il rivoluzionario “sistema Vitali” vennero distribuiti a diversi corpi dell’esercito italiano per essere sottoposti a rigorosi collaudi operativi. Il successo fu assoluto: sul finire di quell’anno, il Generale Ricotti poté annunciare solennemente alla Camera dei Deputati l’esito del tutto favorevole degli esperimenti. La nuova arma si era dimostrata perfettamente all’altezza delle spietate condizioni di guerra, distinguendosi sul campo per robustezza, semplicità strutturale e straordinaria facilità di maneggio.
