Contesto Storico
Verso la fine degli anni Trenta il Regio Esercito si trovò a fare i conti con una realtà scomoda, emersa brutalmente sui campi di battaglia della Guerra Civile Spagnola. È proprio in terra iberica che i nostri comandi testano operativamente i mezzi corazzati in dotazione, giungendo a una conclusione amara: l’insufficienza del nostro parco carri. Il problema non è solo la corazzatura, ma soprattutto la scarsa potenza di fuoco. Le cosiddette “scatole di sardine” italiane, ovvero i carri veloci, non possono competere in un conflitto moderno. È in questo clima di urgenza, nel 1939, che nasce un nuovo progetto per sopperire alle mancanze dell’L3. L’idea di base per questo nuovo mezzo è alquanto semplice: prendere il telaio del onnipresente Carro Veloce modello 35 e trasformarlo in un semovente, montandogli sopra un cannone da 47/32. Oggi analizziamo la genesi, la tecnica e il fallimento del Semovente L.3 da 47/32

Sviluppo e caratteristiche principali
Roma, 26 ottobre 1939. È una mattina d’autunno al Centro Studi della Motorizzazione. Davanti agli occhi dei generali e del Sottosegretario alla Guerra, accade qualcosa di insolito. Benito Mussolini in persona sale a bordo di un piccolo mezzo cingolato, un prototipo appena uscito dalle officine. Non si limita a guardarlo: lo guida. Per oltre un’ora, il Duce testa questo veicolo su terreno vario. [1] Quello che sta guidando è proprio il semovente da 47 costruito su scafo L.3. Questo rispetto ad un normale L3 introduce una serie di modifiche di cui alcune relativamente vistose, come l’asportazione della casamatta, ed altre meno vistose di cui parleremo dopo.

Motore, sospensioni e treno di rotolamento
Il sistema propulsivo rimase invariato ed composto da un motore FIAT-SPA CV3. Parliamo di un propulsore a 4 cilindri, alimentato a benzina e raffreddato ad acqua, capace di erogare una potenza di 43 cavalli. Per garantire la sicurezza dell’equipaggio, il motore era separato dal vano di combattimento tramite una paratia metallica. Il mezzo sviluppava una velocità massima di 42 km/h su strada. Tuttavia su terreni accidentati, la velocità scendeva a 37 km/h, con un’autonomia operativa di circa 120 km, grazie all’adozione di serbatoi più capienti.
Se si osserva il treno di rotolamento, notiamo un’evoluzione rispetto al classico L3/33. Sebbene le sospensioni fossero molto simili al modello precedente, l’unica vera novità tecnica fu l’abbandono delle sospensioni a balestra. Al loro posto, si optò per l’introduzione delle sospensioni a molla, probabilmente per gestire meglio le sollecitazioni del rinculo dell’arma principale. Venne adottato un nuovo cingolo “monomaglia”, più moderno, che eliminava completamente ogni possibilità di scingolamento.
Armamento
Ma veniamo al cuore del progetto. L’armamento principale era costituito dal cannone da 47/32 modello 1935. Quest’arma fu installata su un affusto a candeliere montato nella parte anteriore dello scafo. Era una configurazione che prometteva di dare ai nostri reparti quella capacità anticarro che mancava disperatamente. La capacità di stivaggio era notevole per un mezzo così compatto: il carro poteva trasportare una riserva di 53 colpi, posti in un apposito cofano. Tuttavia, l’implementazione iniziale lasciava perplessi. Il cannone aveva un brandeggio orizzontale di 15 gradi, 30 gradi in elevazione e 18 in depressione. Si poteva montare uno scudo per meglio proteggere l’equipaggio dal fuoco di fucileria nemico.

Corazzatura e equipaggio
La corazzatura era composta da piastre d’acciaio imbullonate, con uno spessore variabile dai 14 ai 6 mm. Anche con l’aggiunta successiva, la scudatura del cannone raggiungeva appena i 10 mm di spessore.
Ma il vero problema risiedeva nella disposizione dell’equipaggio. Il mezzo ospitava due uomini: il pilota e il comandante, che prendevano posto in un vano di combattimento a cielo aperto. Ciò significava che, in azione, erano vulnerabili al fuoco delle armi di piccolo calibro e da quello d’artiglieria. I carristi erano protetti frontalmente solo dalla scudatura del cannone, lasciando fianchi esposti alla schegge e al tiro della fanteria nemica. Inoltre il capocarro doveva assolvere anche da servente e cannoniere, sovraccaricandolo di compiti e limitandone le capacità operative.

Inizialmente Pariani ne rimase entusiasta, tanto che sperava di ordinarne 300, nonostante richiedesse alcune piccole modifiche. Sostanzialmente desiderava l’adozione di una mitragliatrice per il tiro anti-aereo, richiesta alquanto infelice date le piccole dimensioni del mezzo e la mancanza di spazio data dall’adozione del pezzo d’accompagnamento.
Conclusioni
Nell’ottobre del 1940 il progetto fu accantonato in quanto si notò l’efficacia dei semoventi tedeschi da 75 mm e si richiese lo sviluppo di un mezzo simile. L’idea del semovente italiano non morì con l’L.3, ma si evolverà nei successivi e ben più efficaci semoventi su scafo L6, M13 e M14. Questa, però, è un’altra storia di cui vi ho già parlato in alcuni miei video.