La Scuola Militare di Pavia: Un Centro di Eccellenza sotto Napoleone

Contesto Storico

Nel cuore del Regno d’Italia, la Scuola Militare di Pavia fu istituita nel 1805 per volontà di Napoleone Bonaparte, nel contesto della riorganizzazione militare e amministrativa dell’Italia settentrionale. Con il decreto del 7 luglio 1805, il Collegio Nazionale di Pavia (precedentemente il Collegio Ghislieri) venne trasformato in una Scuola Militare reale, assumendo un ruolo cruciale nella formazione della gioventù italiana destinata alle armi. Questa scuola rappresentava uno dei pilastri della strategia napoleonica per formare un corpo ufficiali competente e fedelmente legata al regno.

La Struttura e il Corpo Docente

La scuola era diretta da un governatore, e il primo a ricoprire tale incarico fu il colonnello Filippo Psalidi, seguito da altri ufficiali di alto rango come il colonnello Ferdinando Rodriguez[1] e il colonnello Ruggero Bidasio, veterano di Marengo, Wagram e della Raab[2]. Essa accoglieva studenti di diversa estrazione sociale, con un sistema di allievi divisi in categorie: gratuiti, a mezza pensione, e a pensione intera, con un costo annuo di 921 franchi per questi ultimi[3].

Tra i docenti si annoveravano illustri personalità, ciascuna con una specifica competenza disciplinare:

  • Amministrazione militare: inizialmente il Gherardi e successivamente il Barss [4];
  • Lettere: Bruno Galiano e G. B. De Velo;
  • Storia e Geografia: Francesco Lomonaco e Cesare Dones;
  • Lingua Francese: Mantegazza;
  • Matematica applicata: Antonio Bordoni, insieme ad altri docenti come Gratognini, Collalto, Paganini e Tognola;
  • Disegno: Leone Antonini;
  • Aritmetica e Calligrafia: Giuseppe Viola;
  • Belle arti: De Velo;
  • Scherma: Bianchi;
  • Rassegne militari: Biaggi;
  • Manovre della fanteria: Capitano Vallon;
  • Manovre di artiglieria: Capitano Mellina;
  • Carte topografiche e fortificazioni: Magnani, guardafortificazioni facente funzione di quartiermastro.

Questa varietà di discipline rifletteva l’approccio olistico di Napoleone nella formazione degli ufficiali, puntando non solo sulla preparazione tecnica ma anche su una solida cultura generale[5].

Era ufficiale di sanità nella Scuola Carlo Cairoli (1776-1849), i cui cinque figli si distinsero nel periodo risorgimentale. Egli era sotto la guida dell’allora rettore dell’università di Pavia Antonio Scarpa[6].

Requisiti e Programma di Studi

Gli studenti ammessi alla Scuola dovevano avere un’età compresa tra i 16 e i 20 anni [7], un’altezza minima di quattro piedi e undici pollici, conoscere l’aritmetica, i principi della geometria e dimostrare capacità di scrittura e di espressione in lingua italiana. Il corso di studi aveva una durata di due anni e si concentrava su discipline essenziali per la carriera militare, come la matematica avanzata, la storia, la geografia e le lingue straniere, oltre a esercitazioni pratiche nelle arti militari.

All’atto dell’accettazione di un giovane come Allievo, i parenti consegnano i seguenti oggetti:

  • sei camicie di tela di lino;
  • due giubboncini con maniche di frustagno;
  • sei fazzoletti di colore da naso; 
  • quattro berretti da notte di bambagia;
  • tre paia di calze di filo bianco a tre capi fatte coll’ago;
  • quattro paia di calze di bambagia color misto azzurro e bianco, fatte con l’ago;
  • otto, mezzi-fazzoletti da collo di tela bianca;
  • quattro asciugamani;
  • tre paia mutande;
  • due paia scarpe;
  • una posata d’argento composta di cucchiaio e forchetta;
  • una spazzola per abiti,
  • una spazzola per scarpe;
  • un pettine fisso d’avorio; 
  • un pettine largo d’osso.

I genitori dell’alunno depositano anche 300 L. le quali serviranno per acquistare i seguenti beni:

  • una cravatta di seta nera,
  • un sacco di tela,
  • un berretto di panno verde,
  • una tazza d’argento,
  • uno zaino di pelle,
  • una dragona,
  • un cacciavite,
  • un cavastracci,
  • una spilla pel focone del fucile,
  • un astuccio con sei aghi,
  • uno specchietto,
  • una scatola di latta,
  • una forbice,
  • un coltello snodato,
  • un paio di piccole fibbie d’acciaio.
  • una grande uniforme della Scuola, composta di abito, giubba di panno bianco, calzoni di panno bianco, cappello montato, un paio stivaletti di panno nero. idem di tela bianca,
  • un piccolo uniforme composto di abito, due giubbe di panno verde, due paja calzoni idem,
  • una busta di compassi, qualora ne sia privo l’allievo.

Gli alunni durante la loro formazione erano divisi in due compagnie comandate da sergenti e caporali e si esercitavano al maneggio del fucile e del cannone. Le esercitazioni e le attività formative si svolgevano sia divisi per compagnia sia riuniti in un unico corpo ed avevano una cadenza variabile, da una a tre volte alla settimana. Una volta al mese si eseguivano, tutti insieme, gli esercizi a fuoco in comune ed una volta all’anno, in autunno si facevano le esercitazioni d’accampamento e tutte le evoluzioni di guerra. [8]

Gli allievi ricevevano durante questo periodo una paga di 82 L. milanesi.

Al termine del corso, gli studenti venivano assegnati a reggimenti di fanteria e cavalleria con il grado di sottotenente, consolidando il legame tra l’istruzione ricevuta e il servizio militare attivo.

Molti furono gli allievi che si distinsero poi in battaglia e durante la loro carriera militare, tra questi ricordiamo: Ajroldi Paolo, Birago Carlo, Donadeo Francesco e  De Moll Giovanni i quali, dopo essersi arruolati nell’esercito austriaco a seguito della caduta del Regno d’Italia  raggiunsero il grado di generale maggiore. Inoltre è doveroso menzionare il Porcia, Zuccoli, Ferrara, Brupacher Giuseppe , Pagani Domenico e Melzi Gaetano (nipote del duca Francesco morto a Vilna), i quali si distinsero per merito durante il loro servizio nell’esercito del Regno. 

Le Innovazioni Sotto il Regno Italico

La Scuola Militare di Pavia rappresentava una delle tre principali istituzioni militari del Regno Italico, insieme a quelle di Modena e Bologna. Queste scuole erano destinate rispettivamente alla formazione di ufficiali di fanteria e cavalleria, artiglieria e genio. La struttura pavese, ospitata nell’antico Collegio Ghislieri, godeva di un’infrastruttura adeguata, comprensiva di poligoni di tiro e di spazi per esercitazioni pratiche.

Tra i docenti spicca la figura di Antonio Bordoni, matematico destinato a una brillante carriera accademica. Il livello di eccellenza raggiunto dalla Scuola Militare di Pavia era tale da attrarre giovani talentuosi e promettenti, molti dei quali avrebbero poi ricoperto posizioni di rilievo negli eserciti napoleonici[9].

Il Contesto Storico

Nel 1812, la Scuola si trovava inserita in un sistema militare ben strutturato, con l’esercito del Regno d’Italia che vantava sette reggimenti di fanteria e sei di cavalleria. Il comando supremo era affidato al principe Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, con all’inizio Alessandro Trivulzio e successivamente Achille Fontanelli come ministro della guerra. L’importanza della formazione militare era sottolineata dal sistema di coscrizione, che coinvolgeva tutte le classi sociali e che rendeva le scuole militari un punto di riferimento per la costruzione di un esercito efficiente e disciplinato.

Conclusione

La Scuola Militare di Pavia incarnò pienamente lo spirito dell’epoca napoleonica, combinando rigore accademico e addestramento pratico. Fu un modello di innovazione educativa e militare, contribuendo alla formazione di una generazione di ufficiali che avrebbero lasciato un segno nelle guerre napoleoniche e, successivamente, nelle vicende del Risorgimento italiano.

Note

[1]: Bollettino della società pavese di storia patria. Italia, 1911, pag. 319.

[2]: Cappello, Girolamo. Gli Italiani in Russia nel 1812. Italia, Unione arti grafiche, 1912, pag. 14.

Il Silfo: giornale letterario, artistico, teatrale. Italia, 1841, pag. 140-141.

[3]: Secondo il Professore Galletti la pensione completa annuale ammonta a 1200 L.

Il Collegio Ghislieri di Pavia: Note storiche del Prof. Emilio Galletti. N.p., Fondazione Ghislieri, 1890, pag. 137.

[4]: Almanacco reale per l’anno bisestile 1808. Italia, dalla Reale stamperia, 1808, pag 377.

Almanacco reale per l’anno bisestile 1808. Italia, dalla Reale stamperia, 1811, pag 437

[5]: Sulla milizia cisalpino-italiana cenni storico-statistici dal 1796 al 1814: 1. Italia, per Borroni e Scotti, 1845, Vol. 1, pag. 227.

[6]: Mem. e doc. p. la storia dell’Un. di Pavia, I. pag. 259.

[7]: Il Collegio Ghislieri di Pavia: Note storiche del Prof. Emilio Galletti. N.p., Fondazione Ghislieri, 1890, pag. 137

[8]: Secondo un documento dell’epoca destinato alle famiglie degli allievi, datato molto probabilmente dopo il 1807, il percorso formativo era lungo 3 anni invece di due e si svolgeva nella seguente modolità: “Nel primo anno gli Allievi apprendono il Maneggio delle armi, la Scuola del Soldato e Peloton in teorica, la Scuola di Battaglione nella sola pratica; i doveri del Soldato, del Caporale, del Foriere, del Sergente; vengono rinfrancati nel calcolo aritmetico, affinché giungano a valersene con speditezza e facilità; sono istruiti nella Calligrafia ed arte di tabellare; nel servizio delle bocche a fuoco, che imparano assistendo al Poligono; nei principj di Storia, nella Geografia, nella Grammatica Italiana, nella Rettorica, e ne’ primi elementi di Lingua Francese.

Nel secondo anno i loro studj e pratiche sono i seguenti: La Scuola del Battaglione in teoria ed in pratica; i doveri del Sergente Maggiore, e Aiutante Sottufficiale; l’Algebra sino all’ equazione del secondo grado; la Geometria piana e solida nel metodo sintetico; il Disegno di figura e topografia; la preparazione de’ materiali occorrenti per l’Artiglieria e Genio, nella costruzione delle opere campali, e continuano l’esercizio delle bocche a fuoco; la Storia, l’arte di scrivere, ed i principj della declamazione; l’amministrazione interna de’ Corpi; e continuano l’istruzione nella Lingua Francese.

Nel terzo anno studiano le Evoluzioni di linea, i Regolamenti e Codici militari; i principi dell’ arte della guerra, cavati da riflessioni sulle battaglie; la Trigonometria, le principali cognizioni di Meccanica, e l’uso de’ principali stromenti geode- tici; il Disegno e modo di delineare le opere campali, non che quello delle principali opere di fortificazione permanente, il tutto accompagnato da idee generali, sull’attacco e difesa de’ posti militari e delle Piazze”

[9]: Memorie e documenti per la storia dell’Università di Pavia e degli uomini più illustri che v’insegnarono. Italia, Forni, 1878, pag. 454.

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