Dicembre 1903. L’Italia legge con stupore la notizia di un’incredibile scoperta nelle acque del Canale di Messina, vicino a Cannitello Calabro. Non si tratta di un ritrovamento qualunque: dal fondo sono riemersi cannoni istoriati, testimoni muti di una feroce guerra di 279 anni prima. La notizia, circolata già da un anno, ha dato il via a diligenti lavori di ricerca. I palombari (i sommozzatori dell’epoca) hanno scandagliato il fondale, individuando non una, ma due navi affondate, interrate nella sabbia. Il loro carico? Una vera armeria internazionale. Dopo un’immersione di quasi tre secoli, i cannoni sono stati riportati a galla “meravigliosamente conservati”. In quei mesi ne furono estratti 21. Tra questi, si riconoscono: Cannoni Spagnoli che recano lo stemma reale e il nome di Filippo IV. Cannoni Francesi che sono incisi con la corona reale e la potente iscrizione “arma cardinale de Richelieu” e Cannoni Olandesi. Ma come ci finì questo arsenale europeo sul fondo dello Stretto? La scoperta ha riaperto una pagina di storia dimenticata.
Il Contesto Storico: La Rivolta di Messina (1674)
Torniamo indietro al 1674. Messina, si ribella al dominio spagnolo. Impotente a sostenere la lotta da sola, chiede aiuto al re più potente d’Europa: il Re Sole. La Francia invia le sue navi per occupare la Sicilia e difendere la città. La Spagna, in risposta, si rivolge alla più grande potenza navale del tempo: l’Olanda di Guglielmo d’Orange. Lo Stretto di Messina diventa così il teatro di una guerra internazionale, culminata in battaglie epiche come quella di Augusta (dove perse la vita “il celebre Ritter”, l’ammiraglio olandese De Ruyter).

Il Naufragio del “San Filippi”
È in questo contesto che si consuma la tragedia. Nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1675, l’ammiraglio spagnolo Montesarchio, già provato da una tempesta che gli aveva distrutto tre vascelli, naviga verso Reggio. Improvvisamente, al largo di Cannitello, un brulotto francese (una piccola nave-kamikaze carica di esplosivo) investe il vascello spagnolo “San Filippi” e lo manda a picco.
Proprio quel relitto, cercato con tenacia dal signor N. Petrina e dai suoi palombari, è stato ritrovato. I cannoni riemersi nel 1903 sono il tesoro perduto del “San Filippi” e delle altre navi coinvolte in quella notte di guerra. Un pezzo di storia europea, inghiottito dal mare e restituito quasi tre secoli dopo.
