Enrico Cairoli nacque a Pavia il 20 febbraio 1840 da Carlo, professore di medicina all’Università di Pavia, e Adelaide Bono, di nobile famiglia milanese. Nel 1859, nonostante fosse appena diciannovenne, abbondò gli studi in medicina per arruolarsi coi fratelli Luigi, Benedetto ed Ernesto, venendo inquadrato con gli ultimi due nei Cacciatori delle Alpi.

La seconda guerra d’indipendenza e la spedizione dei mille

Durante la seconda guerra d’indipendenza si distinse per valore ed abnegazione. Nel 1860 partecipò all’impresa dei Mille, militando nella settima compagnia del Pavesi, e si distinse durante lo sbarco a Marsala ed a Calatafimi e Palermo. Durante quest’ultima battaglia, poco dopo il ferimento del fratello Benedetto, che ebbe la gamba spezzata da una palla borbonica, egli stesso fu ferito gravemente alla testa nel mentre incitava i suoi alle barricate. Dopo aver subito una delicatissima operazione chirurgica, in fin di vita, fu accolto dalla famiglia Nobili di Palermo, la quale si occupò del giovane, salvandogli la vita. Nel 1860 fu promosso al grado di sottotenente, poi capitano ed infine maggiore, venendo in seguito confermato in tale grado nell’esercito regolare, ricevendo anche medaglia d’argento al valore per i fatti d’arme siciliani. Nel frattempo il fratello Luigi perì a Napoli in qualità di capitano di stato maggiore presso il generale Birtori. Enrico tornò a Pavia nel agosto del 1860, riabbracciando l’amata madre. Qui rimase per più un anno in convalescenza, in attesa che la ferita si cicatrizzasse completamente. Approfittò della sua permanenza nella città lombarda per finire i suoi studi in medicina, laureandosi con lode nel gennaio del 1862.

La terza guerra d’indipendenza

Combatté nella la terza guerra d’indipendenza del 1866 con il grado di maggiore, gli venne affidato il comando del 3º battaglione del 9º reggimento volontari di Menotti Garibaldi[2], distinguendosi nei fatti d’arme del Monte Giogo. Qui ottenne la sua seconda decorazione, che però rifiutò a causa del suo disprezzo verso la classe dirigente italiana dell’epoca, per la loro codardia e immoralità dimostrate nella conduzione della guerra contro l’impero asburgico [3]. Finite le ostilità, venne eletto a rappresentante comunale e a membro della Giunta municipale di Pavia.

La campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma e la morte a Villa Glori

Nel 1867, Enrico Cairoli e suo fratello Giovanni svilupparono un piano per liberare la città di Roma, visitandola due volte ad agosto e settembre dello stesso anno per valutare la fattibilità di un’insurrezione guidata da Francesco Cucchi. Quest’ultimo però fu identificato ed espulso dalla polizia pontificia il 9 ottobre insieme ad altri suoi collaboratori. Essi si unirono ad Enrico a Terni, il quale aveva radunato e preparato un gruppo di settantasei garibaldini, i quali al momento giusto si sarebbero mossi per liberare la futura capitale d’Italia.

Il 20 ottobre, quando si diffuse la notizia dell’insurrezione, si diressero verso Roma e arrivarono a ponte Milvio la sera del 22 ottobre. Rendendosi conto che la rivolta era fallita, il gruppo, guidato da Enrico Cairoli, si stabilì sulle alture di Villa Glori, dove il 23 ottobre fu attaccato dagli zuavi pontifici. Durante lo scontro a Villa Glori, Enrico perse la vita mentre Giovanni rimase ferito. La salma di Enrico fu restituita alla famiglia e riposa a Gropello Cairoli.

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Note

[1] “Verso l’agosto di quell’anno, ferito com’era, potè fare Il viaggio e ritornare nelle braccia della madre a Pavia, e quivi curarsi della tremenda ferita che lasciava vedere le pulsazioni del cervello. A cicatrizzarsi completamente quella ferita impiegò un anno e mezzo circa, poiché di tratto in tratto bisognava estrarvi delle schegge di ossa.” Enrico Cairoli, L’Illustrazione popolare, Vol. III, n. 2, 6 novembre 1870, pag. 9.

[2] Bosi, Pio n. 1834. Il soldato italiano istrutto nei fasti militari della sua patria dalle epoche più remote fino ai nostri giorni dizionario storico, biografico,topografico, militare d’Italia compilato sulla scorta delle più accreditate opere antiche e moderne. Italia, Tipografia G. Cassone e comp., 1869, pag. 116.

[3] Maragliano, E. Enrico Cairoli. Italia, stabilimento degli artisti Tipografi, pag. 41

Bibliografia

  • Bosi, Pio n. 1834. Il soldato italiano istrutto nei fasti militari della sua patria dalle epoche più remote fino ai nostri giorni dizionario storico, biografico,topografico, militare d’Italia compilato sulla scorta delle più accreditate opere antiche e moderne. Italia, Tipografia G. Cassone e comp., 1869
  • Cairoli, Giovanni. Spedizione dei Monti Parioli, 23 ottobre 1867. Italia, Tip. della Bandiera dello studente, 1868.
  • Enrico Cairoli, L’Illustrazione popolare, Vol. III, n. 2, 6 novembre 1870
  • Giovanni Cairoli, Spedizione dei monti Parioli (23 ottobre 1867), a cura di B. E. Maineri, Milano, Levi, 1878
  • Maragliano, E. Enrico Cairoli. Italia, stabilimento degli artisti Tipografi

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