La vita di Salvatore Schiavo Campo

Nacque il 27 Gennaio 1892 a Palermo da Paolo, figlio del colonnello Achille Campo, rivoluzionario siciliano e patriota italiano. Frequentò la scuola di applicazione di artiglieria e genio, uscendone il 1° settembre 1914 con il grado di tenente e classificandosi secondo[2][3]. Fu assegnato il 23 agosto 1914 al 6° reggimento d’artiglieria da Fortezza[1]. Durante le fasi iniziali della Grande Guerra si trovò impegnato in Trentino, sull’altopiano dei Sette Comuni. Il 12 luglio 1915, al comando della sua batteria presso la località di Camporosà, durante un’azione di fuoco contro i trinceramenti austriaci, egli si ritrovò ben presto sotto il fuoco di controbatteria austriaco, nettamente superiore al suo. Ricevuto l’ordine di cessare il fuoco, si mise al riparo con i suoi uomini. Visti però i pezzi in pericolo, decise di tornare sulla posizione appena lasciata per poter mettere al riparo i pezzi. Ma proprio nel momento in cui, dopo aver messo in salvo i pezzi, egli stava per ripararsi nuovamente venne colpito dai frammenti di una granata. Questa scoppiò urtando contro un albero a pochi passi da lui, e sette schegge colpirono il povero Salvatore causandogli altrettante profonde ferite. «Raccolto dai suoi soldati e medicato sommariamente dal dottore accorso in batteria, non perdeva la magnifica serenità, non proferiva un lamento. Al sopraggiungere del suo colonnello che piangendo d’affetto lo chiamava per nome, pronunziava queste nobilissime parole: «Signor Colonnello, i pezzi sono salvi; viva l’Italia!…» Quando fu adagiato su una barella, perdendo sangue dalle numerose ferite, per essere trasportato all’infermeria più prossima, i suoi soldati proruppero in un grido solo: «Viva il nostro comandante di batteria! » – al che egli rispondeva con voce fioca ma ferma, sollevandosi a stento sulla barella: «Soldati, viva l’Italia !…”

Il giovane tenente spirò poco dopo per le ferite riportate, a nulla servirono le cure del 43ᵃ Sezione Di Sanità[4]. Per il coraggio dimostrato e la noncuranza del pericolo gli conferita postuma la medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione: “Comandante di batteria, soggetta a tiri di smonto di una batteria nemica più potente, all’ordine ricevuto, cessava il fuoco e riparava i serventi. Visto il materiale in pericolo, ritornava spontaneamente sul posto col sottocomandante e con soldati, riuscendo a portare al riparo i pezzi. Ultimo nel ritirarsi, rimasto colpito in pieno da una granata, continuava a dar prove di stoicismo e delle più fulgide qualità di soldato. Spirava qualche ora dopo, senza un lamento, grido di: «Viva l’Italia!» Camporosà, 12 luglio 1915.”


Fonti:

Del ten. di artiglieria da fortezza Salvatore Schiavo Campo-nipote del colonnello Achille Campo dei Mille, di Palermo e pronipote del testé defunto generale senatore Francesco Campo così parla un rapporto pervenuto, sull’eroica fine di lui, alla famiglia: «Durante un’azione di fuoco contro i trinceramenti austriaci (in un settore di alta montagna verso il Trentino) fatto segno al tiro aggiustato di artiglierie di grosso calibro, riceveva l’ordine di cessare il fuoco e di ripararsi assieme ai serventi. Provvedeva anzitutto a riparare i pezzi dagli effetti del tiro nemico; faceva ricoverare al sicuro i suoi soldati e quando nulla di quello che era affidato alla sua responsabilità ed al suo onore di soldato italiano correva più alcun pericolo, si preparava ad allontanarsi tranquillamente dalla batteria. Ma una granata nemica scoppiò urtando contro un albero a pochi passi da lui, e sette schegge lo colpirono causandogli altrettante profonde ferite (Come ad un suo camerata, che, con una gamba amputata, potrà sopravvivere). «Raccolto dai suoi soldati e medicato sommariamente dal dottore accorso in batteria, non perdeva la magnifica serenità, non proferiva un lamento. Al sopraggiungere del suo colonnello che piangendo d’affetto lo chiamava per nome, pronunziava queste nobilissime parole: « Signor Colonnello, i pezzi sono salvi; viva l’Italia!…» Quando fu adagiato su una barella, perdendo sangue dalle numerose ferite, per essere trasportato all’infermeria più prossima, i suoi soldati proruppero in un grido solo: «Viva il nostro comandante di batteria!» – al che egli rispondeva con voce fioca ma ferma, sollevandosi a stento sulla barella: «Soldati, viva l’Italia!…» Queste furono le sue ultime parole, chè al giungere all’infermeria spirava, senza che mai l’avesse abbandonato il suo eroico sorriso!… Non aveva che 23 anni; era uscito dalla scuola di applicazione di artiglieria e genio, col grado di tenente, nel 1914, classificato secondo. Era quel che si dice un ufficiale veramente scelto; sarà proposto per la medaglia d’oro al valore.»

L’Illustrazione italiana. Fratelli Treves Editore, n. 33, pag. 132-133, anno 1915.

Note:

[1] Decreto ministeriale 6 agosto 1914. Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli uffiziali dell’esercito italiano e nel personale dell’amministrazione militare, 1914. Pag. 988.

[2] Regio Decreto 23 agosto 1914. Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli uffiziali dell’esercito italiano e nel personale dell’amministrazione militare, 1914. Pag. 1069.

[3] L’Illustrazione italiana. Fratelli Treves Editore, n. 33, pag. 132-133, anno 1915.

[4] Banca Dati dei Caduti e Dispersi 1ª Guerra Mondiale, Ministero della Difesa.

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